lunedì 18 luglio 2011

Assignment 3

Coltivare le connessioni
Credo che internet sia una grande risorsa.
L’uomo "gettato nel mondo"(per dirla alla Heidegger) ha la necessità di conoscere il mondo per poterlo affrontare.
Sicuramente dunque è una grande possibilità quella che internet offre: trovare informazioni in tempo reale su qualsiasi cosa si desideri.
Però ha dei limiti.
Attraverso internet si possono stabilire, è vero, infinite connessioni.
 Ma come si impara a scegliere quelle giuste? Come si fa a capire cosa davvero c’interessa? A crescere?
In tanti modi, naturalmente. Forse anche usando internet. Ma non solo. Sicuramente non solo in questo modo.
Internet è un’arma a doppio taglio.
E’ molto utile per chi, almeno in linea di massima, sa cosa vuole. Cosa cerca. Una persona così vi troverà non solo ciò che lo interessa, ma inevitabilmente anche nuovi stimoli, nuove risorse seminate per la via. Un risultato meraviglioso!
Ma chi non sa cosa vuole ci si perde.
Offre troppo. Offre un mondo così grande … non a misura d’uomo.
Credo che il blocco psicologico di coloro che non vogliono usare internet dipenda non solo da un’impostazione mentale rigida data loro dalla scuola, ma anche dalla paura di perdersi in un mondo così vasto.
E’ facilissimo essere assorbiti dalla rete.
Sì, perché c’è in internet un aspetto incredibile: funziona come la nostra mente. Davvero, pensiamoci … a differenza della natura, dove non siamo noi i padroni, dove per quanto ci sforziamo siamo sempre succubi, in internet dominiamo. Sì, perché a differenza della natura l’abbiamo creato noi! Dominiamo nel senso che facciamo quel che vogliamo, così come facciamo quel che vogliamo dei nostri pensieri. Non solo, ma in internet ci muoviamo pressoché con i tempi del nostro pensiero. Andiamo in America con un clic, e così pure in Giappone o sulla luna, come quando si sogna. Con il vantaggio che a differenza dei sogni, in cui tutto è vago, qui tutto è preciso, come reale.
Insomma internet è fuori di noi, ma funziona come noi. Questo non può non sedurci … possiamo saltare da un sito all’altro così come quando vaghiamo fra i pensieri!
E’ molto pericoloso, questo. Perché rischia davvero di assorbirci, rapirci.
L’essere umano è un corpo che vive in un ambiente. L’ambiente “reale”, la natura, spaventa, perché è altro da noi. Ci pone il problema del come metterci in relazione con essa. L’ambiente virtuale ci toglie questo problema, perché non è altro da noi, ci è mentalmente molto vicino. Ripeto, a differenza della natura internet l’abbiamo creato noi … anche se non lo conosciamo tutto, anche se non sappiamo tutto ciò che c’è dentro, comunque sappiamo che non ci sconvolgerà al pari di una tempesta del mare, di un fulmine del cielo, dello sguardo di una persona vera.
Se siamo persone forti, convinte dei proprio scopi, decise a servirci di internet come di un mero strumento questo non è affatto un problema. Sarà un mondo più facile, ma sicuramente è meno bello della natura vera. La persona forte lo sa e non si fa ingannare dal suo canto di sirena.
Ma se siamo ancora deboli, ancora insicuri, ancora non pronti ad affrontare il mondo, ebbene il rischio di perdersi nella rete è altissimo.
Per questo io credo che la scuola sia un’istituzione fondamentale e imprescindibile.
Oggi presenta troppi difetti. Spesso non ascolta le reali esigenze degli studenti, e rischia di schiacciarli con pretese inutili. Inoltre, soprattutto attraverso i voti, crea dei valori distorti che davvero non aiutano gli studenti …
Andrebbe riformata, dovrebbe essere più libera, più aperta all’ascolto delle esigenze degli studenti, più plastica. Non dovrebbe essere una sorta di ufficio dove tutto va messo a verbale, dove gli studenti vengono incasellati in gerarchie attraverso quei numerini neri scritti sulle pagelle.
Come istituzione però io sono convinta che vada salvata.
Credo sia molto difficile, se non impossibile, crearsi da soli il proprio personal learning environment. Abbiamo bisogno di aiuti e di stimoli. E questi non possono venirci solo dalle cose che leggiamo su un libro o in un sito internet.
La formazione è una cosa naturale, un processo che in un modo o nell’altro avviene nell’anima umana. Così come inizierà a camminare e a parlare un bambino inizierà anche a conoscere cose … ma senza una guida, tutto è più difficile. Così come è più difficile camminare se nessuno ti tiene per mano, o parlare se non c’è una bocca sulla quale leggere le prime parole.
Ecco io credo che come per imparare a camminare e a parlare c’è bisogno di persone vere, di carne e di ossa, anche per crescere ci vogliano persone così. Non bastano i libri, non bastano le infinite ricchezze del mondo di internet. Solo dalle persone, anche se semplici, anche se dicono cose meno interessanti di quelle dei libri, impareremo qualcosa dell’essere umano. E di noi stessi. Solo da qualcuno che ci guardi mentre parliamo e mentre parla. Qualcuno per il quale esistiamo.
Naturalmente questo non deve avvenire solo a scuola, ma dovunque. Sarebbe auspicabile però, nonché doveroso, che ciò avvenisse anche a scuola, un luogo in cui un gruppo di persone compie insieme un percorso formativo che non solo deve servire per loro come singoli ma anche per creare una comunità.
Sì perché penso che anche questa sia una cosa che dovrebbe fare la scuola: fornire gli elementi per fare di un insieme di persone un gruppo, e di tanti gruppi una nazione. Poi magari anche di una nazione un continente e di un continente un mondo intero … ma questa purtroppo è davvero utopia. Si dice che è stata persa la cultura popolare … è vero. La colpevole sarebbe la scuola. Forse. In parte sicuramente. Ma non è lei l’unica colpevole, no di certo. E’ la vita che si è allontanata dalla vita … nella ricerca del progresso, del miglioramento, sono passate in secondo piano le cose più semplici e forse più vere. La via per recuperarle però non è eliminare la scuola, eliminando la scuola si eliminerebbe anche quell’unica risorsa che ci permette di avere almeno un minimo di cose in comune con le persone che abbiamo vicine. Si eliminerebbe anche l’ultimo terreno di scambio che ci è rimasto. Sì, perché ciò che dovrebbe fare la scuola di diverso rispetto a quel che fanno tutti gli altri luoghi della vita in cui comunque s’impara qualcosa, è fornire agli studenti gli strumenti culturali di base perché essi possano interagire serenamente fra loro. Possano capirsi.
E questo di base. Poi certo, se nella scuola si trovano anche degli insegnanti veri che c’insegnano qualcosa di più, e degli amici, allora davvero tutto diventa davvero meraviglioso come dovrebbe.
Non dovremmo demonizzare la scuola, ma fare in modo che diventi così.
D’altra parte tornare indietro non si può. Non si può tornare a vivere della saggezza popolare purtroppo. Perché è la vita che, per un motivo o per un altro, è cambiata.
Quel che voglio dire, in sostanza, è che io credo molto nelle potenzialità di internet, solo che ho paura che se il suo uso non è supportato da delle solide radici costruite nel mondo reale, il mondo dove le persone si vedono per intero, dalla testa ai piedi, e sono fatte di corpi e non solo di pensieri, il mondo in cui ci si guarda negli occhi, in cui si vivono gli affetti, in cui un fiore non solo è bello ma profuma, un ago non solo luccica ma punge, ecco io credo che in questo caso sia molto molto pericoloso. Sì, perché internet con il suo fascino strano contribuisce a creare un taglio netto fra gli esseri umani e la realtà. Se già prima non si hanno dei legami forti, delle certezze, degli affetti, ecco internet fa sì che creare tutto questo diventi ancora più difficile. Non perché sia chissà quale demone, ma semplicemente perché toglie tempo alla realtà, e a volte la vita è anche una questione di tempo. Finiamo per credere che sia più reale internet di nostro figlio se passiamo più tempo davanti allo schermo che insieme a lui.
Credo quindi che la soluzione, la via di scampo a questi rischi, sia la seguente.
Non certo eliminare internet, perché, a parte che è impossibile, non ha senso. E’ molto utile. Nel mondo com’è adesso non se ne può più fare a meno.
Bisogna però riscattare la realtà. Bisogna valorizzare la realtà, tornare a farci affascinare da lei. Questo non significa tornare indietro, non significa buttare il computer nel cassonetto, ma semplicemente farci forza, e non lasciarci impigrire dal mondo comodo e virtuale che ci offre.
Dobbiamo tornare ad amare l’aria vera, i campi e il mare, e non avere paura di dirlo. E dobbiamo potenziare tutto ciò che fa parte del “reale”. La scuola prima di tutto, perché se è vero che non è il luogo ideale dell’apprendimento è vero anche che bisogna essere realistici, e che al giorno d'oggi è così difficile trovare dei luoghi in cui siamo aiutati a crescere come persone che se almeno funzionasse lei sarebbe davvero un bel passo avanti.




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